archivio

Archivi tag: poesia

Notte

#Slittamento 01

Tramontò il giorno

E si allargò

La quiete

Nera inchiostro

Della nostra distanza

Dai baci schiusi

Simona Polvani

[Parigi. Dalla mia finestra ad oblò, al settimo piano. 
La distesa degli Champs de Mars.
La Tour Eiffel, la punta avvolta nella nebbia.]

Le foglie degli alberi, mosse dal vento,

sono farfalle gialle

fuori stagione.

Palpito d’ali che non divorerà il cielo.

Parigi 28_10_2014

[Paris. Depuis ma fenêtre à hublot, au septième étage.
L’étendue des Champs de Mars. 
La Tour Eiffel, la pointe enveloppée pas la brume.]

Les feuilles des arbres, agitées par le vent,

sont des papillons jaunes

hors saison,

frémissement d’ailes qui ne dévorera pas le ciel.

 

Dipinto di /Picture de Amy Judd

Dipinto di /Picture de Amy Judd

Mi sono divertita a leggere una mia breve poesia, Le Bonheur, già pubblicata in questo blog, prima in francese e poi in italiano, e a mescolare i versi nelle due lingue, improvvisando, trascinata dai suoni che si producevano di volta in volta. Condivido volentieri con voi questa registrazione.

En français
Je me suis amusée à lire un de mes poèmes, Le Bonheur, déjà publié dans ce blog, d’abord tout entier dans sa version en français et en italien, et ensuite en mélangeant ses vers dans les deux langues, j’ai improvisé un troisième poème, emportée par les sons qui se sont dégagés. Je partage volontiers avec vous cet enregistrement.

Dedicato a /Dédié à A.

SIMONA POLVANI – venerdì 18 luglio, ore 17.46

Una domanda è ciò che attendo da ogni spettacolo. Solitamente, alla domanda cerco di portare una risposta, e lo faccio con una recensione o uno studio più approfondito, chiamasi saggio. 

Ho deciso di raccogliere qui le domande sollevate da alcuni spettacoli.

 

/////

Motus
CALIBAN CANNIBAL

2011>2068 AnimalePolitico Project

una performance di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò

con Silvia Calderoni e Mohamed Ali Ltaief (Dalì)

http://www.motusonline.com/it/notizie/1

//////

visto a Santarcangelo Festival 2014, il 17 luglio

 

 

 

Dov’è il corpo del performer?

Due schermi a lato di una tenda. Due immagini, due persone dormono. Due performer, Silvia Calderoni e Mohamed Ali Ltaief, Dalì, artista visivo tunisino, che ha partecipato alla rivoluzione dei gelsomini.

I due dormienti sono nella tenda? O sono solo sullo schermo? E le immagini sono in live, oppure sono state preregistrate? Sono le stesse, quelle proiettate? No, non solo le stesse.

Se non sono le stesse, una delle due si riferisce a quanto avviene dentro la tenda?

E l’altra? E se sì, quale, quella proiettata sullo schermo di sinistra o di destra?

Lei si presenta come Ariel, lui, è Dalì, nella performance così come nella realtà, ma Ariel vorrebbe che fosse Caliban.

La finzione si unisce alla realtà e cerca di plasmarla? Come ci si abbandona al gioco di finzione, all’immaginario dell’altro? La realtà collide con la finzione? Il teatro entra nella realtà e la cannibalizza? Cosa diventa una realtà che rimane se stessa accanto a una narrazione? E può davvero rimanere se stessa?

Dov’è la realtà del corpo del performer? Dov’è la realtà del corpo pixellato o nascosto, riprodotto dal video live o differito, del performer?

Il corpo è solo assente o è presente? Come si configura la presenza del corpo sottratto allo sguardo? E di quello riprodotto solo in video?

Il corpo è poetico perché astratto dalla sua presenza fisica? Oppure è poetico nel momento in cui ricoperto di pagliuzze dorate trema e vibra di fronte a noi nella sua presenza e materialità fisica?

Lo stupore dell’artificio lo fa brillare. Come la poesia scardina e reinventa il linguaggio, le pagliuzze inattese, la vibrazione, scardinano la rappresentazione della quotidianità del corpo. è poetico? Sì, è poetico.

La poesia è nella smaterializzazione, sottrazione, astrazione?

Può parlare di rivoluzione solo chi vi ha ha preso parte? E se chi vi ha preso parte non vuole più parlarne, chi può farlo al suo posto? Come essere testimoni senza esserlo stati? Come raccontare una rivoluzione astraendosi da essa?

Una rivoluzione poetica può essere politica? Come e se conciliare poetica e politica?

Qual è la specificità del punto di vista del nomade? In che modo il nomade è un resistente?

Un corpo in movimento, che attraversa confini, li ridisegna, si marginalizza, compie un gesto politico e poetico? La poesia del nomadismo, in una società stanziale.

Nella tenda, Ariel e Dalì mangiano assieme i fiori del crisantemo rosa.

Solo una relazione intima è politica e poetica e supera i limiti e i confini, ridisegna territori?

L’incontro tra due lingue può far leggere il mondo in una nuova prospettiva? E può cambiarlo, spostandone il senso? Ariel e Dalì comunicano con una lingua crasi dell’italiano e del francese. La realtà e la réalité generano “realità”. È il luogo della via di fuga e della poesia?

I due volti in primo piano sui due schermi entrano nella finzione della performance, riportando il tempo al qui e ora, al caldo della tenda sotto lo spazio dell’Hangar Bornaccino, a Silvia e a Dalì, con le loro biografie, che si guardano, da uno schermo, e si prendono cura l’uno dell’altro, in questa ulteriore tappa di viaggio, prima di smontare la tenda e uscire di scena, come si esce da una porta, per andare altrove e riprendere il percorso.

Nomadi. Senza finzione.

Motus - Caliban Cannibal | 2014 © Guido Mencari www.gmencari.com

Motus – Caliban Cannibal | 2014 © Guido Mencari http://www.gmencari.com

10168137_10202545061402602_5680679832343467923_n

Peinture de Amy Judd

 

Je dis

le bonheur

avant que le vent ne l¹emporte

lui qui n¹a pas de pieds de pierre

lui au corps de plumes

Je dis le bonheur

que j¹ai arraché au rêve

pendant qu¹il se posait

sur la pointe de ton nez

Immédiatement j¹y ai posé le mien

pour qu¹il ne soit ni le tien

ni le mien

mais notre bonheur à nous

 

///////////

Simona Polvani – Paris, le 13 mars; Agliana, le 13 juillet 2014 – traduction de l’italien en français de Camilla Maria Cederna, amie poétesse que je remercie infiniment.

 

Immagine

Photo credits: 2013 Guido Mencari http://www.gmencari.com

È l’ultimo giorno dell’anno, di questo 2013. Ringrazio tutti coloro, tutti voi,  che mi avete seguito,  in questi dodici mesi, che sono stati laboriosi, intensi, vivi, in cui sono partita, per trasferirmi a Parigi, mi sono rimessa a studiare, di nuovo, con soddisfazione – sto facendo un dottorato -, ho cambiato case (più di una), panorami, ho trovato nuovi amici, ho espresso desideri – e alcuni si sono avverati -, guardato molto il cielo, pedalato per scoprire la città, iniziato nuove collaborazioni come critica teatrale – con la rivista Hystrio e il web magazine Paneacqua culture -,  tradotto nuovi testi teatrali, continuato con le Tweet_interviste, iniziata la nuova avventura musicale-poetica s_suite con Damiano Meacci, scritto altre piccole_forme.

È con una di queste che voglio farvi i miei auguri, per le ore che rimangono del 2013 e per l’inizio del 2014. Dovunque voi siate, io alzo il calice con voi per un brindisi che duri tutta la notte e ci trasporti con levità nel nuovo anno. Che l’anno riservi  a tutti noi giorni più belli di quello che si sta chiudendo, ça va sans dire…

Con affetto, Simona

Enigma 

Sono inciampata
in un enigma
Guarda, scruta
spia
senza poter vedere
e nella vista oscurata
sente

Allo sguardo abbagliato si offre
giardino delle delizie
Succoso, delicato lo sfioro
oltre lo specchio

Barriera che non scherma

I sensi voluttuosi
cavalcherebbero l’onda
in mareggiata
solcherebbero l’equatore
della sua mente
solo per viaggiare
spostare il baricentro
del proprio sapere
affondare la coscienza
rifondare il sé

Sogni
Sogno
e divento guerriera
impavida
Tra cunicoli
di veli apro varchi

Gli uomini sono crudeli
e alla mensa dividono
carne umana

La mia bocca qui
non si apre se non per
l’incanto di una
parola che traluce
e spazza via

La paura si riavvolge
il sogno si acquieta
Nell’oro della mente
brilli

Sono inciampata nell’enigma

Simona Polvani – dicembre 2008

Oggi-

oggi

è giorno di germogli,

di germogli, non da germogliare

di germogli germogliati

è giorno secco

Germogli

nell’incanto pastoso

di questo pomeriggio scarno

d’autunno

Le foglie,

cadenti, cadute

come tesori smessi

agli angoli del giardino,

sono per altri autunni

sconvolti

Oh, sono belle le foglie d’autunno dai colori

bruciati, dall’odore

appassito, come pensiero

svanito

Scricchiolano,

– voilà l’onomatopea fragile

Ma di germogli brillanti di colore,

– ecco sguardi lucenti –

è l’autunno, fuori stagione,

per verdi d’inverno.

Il mio, oggi. Tenace.

Tu bambino del centro Africa,

d’Islanda,

Tu che giochi all’equatore,

in Pennsylvania

o a Tokio dai pesci freddi,

che profumi senti, oggi, oggi,

in questa ora?

 

 

Io l’odore di mosto, appiccicoso

e d’aria che appassisce

 

 

Guardami, mentre attraverso pedalando

le vie,

e sento il rumore di spuma violacea

nelle orecchie

 

 

Io socchiudo gli occhi e ti vedo,

giocare con un ghiacciolo o il fango,

imbracciare un fucile o disegnare,

sulla sabbia,

un nome che non so leggere ancora,

però so sentire

 

Simona Polvani

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 6.000 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 10 years to get that many views.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Arrivi, tu arrivi

/Una linea di luce diafana

E mi tocchi
una mano, la scapola esposta

Giungi e sciogli la cera
all’orecchio cieco

Impenetrabile, erravo, racchiusa

/Tutta

in bava di seta

/Contro, dico, contro

impotente, renitente la lingua
al refrain che scarnifica
l’oggi

Giungi e irrompi,

/Crepitio dubbioso di screpolatura

ulna contro malleolo
ciglia e flagelli a perlustrare
il pallore, far affiorare
il rossore

/Incanti

Di nuovo sono
sulla pietra, qui,
riemersa all’orizzonte teso
Apparire e sparire, petali e foglie di ali dispiegare,
andare,
ancora, andare

Simona Polvani

(testo della video installazione In apparenza)