
La vita semplice
– ti dici
un precipitato di foglie a terra
e tu che le guardi accese
– eppur con le parole neghi

Copyright © 2022 Simona Polvani, foto + piccola_forma
Salvatore, tu vois—vedi –
(mentre guarda una fotografia che la macchina del tempo di Fb restituisce dal passato)
ci sono stati una volta compleanni condivisi
dentro “i parlari nostri” sconfinati
candeline soffiate a meno di un metro
e risate dimesse e fragorose
Il tempo del virus ci ha fatto regali perniciosi
Il distanziamento sociale – espressione asociale –
e l’impaurito sconfinamento – in cui i cavalli ombrosi dei piedi recalcitrano verso ogni dove scalciando
impazziti nell’aria vuota –
separano i corpi degli amici
e oltre – scindono mente e corpo
la prima resta
desiderante
della vita tutta che si crea insieme –
ai fratelli alle madri ai padri
agli amanti alle sorelle
agli amici
al genere umano ancora e forse per sempre sconosciuto –
della vita che si crea
corpo a corpo
tutta intera
©Simona Polvani, 26 mai 2020
Vedi le nuvole in volo
– gli occhi appannati
Pensi – strane evocazioni vaporose –
Alle strie – chiamarsi anche connessioni –
D’amicizie vivaci
Le distanze incommensurabili
Non tengono quando un’apparizione
Invita i volti prediletti
Quel cirro che piacerebbe
A Linda
L’occhio di vapore nel cielo
Come in quell’inchiostro a china di Gao
La curiosità all’orizzonte
Cristina in ebollizione
Il nodo di brace infuocata laggiù
Nel fondo – catalizzatore di dubbi e cuore
Cyril inarrivabile
E la nebbia liscia e opaca
Tu, malinconica,
Da attraversare
in cerca degli aranci e dei rosa
Prima che la notte piombi a picco
Senza tregua
(5 giugno 2018)
Un passo
Dopo
Un passo dopo
L’altro
Passo (a) passo
Creo
Il cammino
Apro il varco
Sensibile nell’aria che fischia
Respiro il passaggio
Creo
dissolvo
Il passo
Traccia di folle
In ascolto di voci
Il vento? Le foglie a strati? I rami timidi lontani? Il nucleo del sole? I traumi degli avi. I miei. Il rimbombo ottuso delle guerre. La scintilla del fuoco. Tu lontano. Perduto. Smarrito come il sentiero di casa. E le domande dalle labbra cucite. L’urlo nel petto squarciato.
Le fulminee felicità?
Tutto impresso e tramandato
Nelle memoria elicoidale
Mi faccio silente
Spalanco il cuore. Muta. Sorrido al piede.
È ancora il mio?
Una scia preme alla porta
Delle scapole
Me prima di me, altri
Eppure me
Fecondi e sterili, altri, feconda e sterile me
La folla di folli
Di vita
Piedi che
Mille e mille
Calcando
La terra fragilmente
Passaste
Marcando l’impronta
Di sangue saliva sperma
Carne in lotta e rivolta
Terra rivoltata
Attraversatemi ora
Ho aperto il fianco
Sibilo d’erba verde
Piede di terra
Piede di cielo
Passate
Ad ogni passo
Alla terra lascio
Dalla terra colgo
Piedi di semi
Domani fiori
Simona Polvani
Testo scritto per la performance di marcia Butō Passage e affisso sul muro del Pont Bleu a Rue Riquet, Parigi
Parigi, 31 ottobre 2015
Agli Champs-de-Mars
Mi piace stare
Su quella panca di pietra
Mutilata
È senza metà
Come me
Il corvo mi parla
Dall’erba
Fuggendomi
Con gli occhi rapaci
Ma salta
E non vola
Testo: Simona Polvani, Parigi, 22 ottobre 2015
Immagine: Patrick J. Adams
Mi sono divertita a leggere una mia breve poesia, Le Bonheur, già pubblicata in questo blog, prima in francese e poi in italiano, e a mescolare i versi nelle due lingue, improvvisando, trascinata dai suoni che si producevano di volta in volta. Condivido volentieri con voi questa registrazione.
En français
Je me suis amusée à lire un de mes poèmes, Le Bonheur, déjà publié dans ce blog, d’abord tout entier dans sa version en français et en italien, et ensuite en mélangeant ses vers dans les deux langues, j’ai improvisé un troisième poème, emportée par les sons qui se sont dégagés. Je partage volontiers avec vous cet enregistrement.
Dedicato a /Dédié à A.
Tu bambino del centro Africa,
d’Islanda,
Tu che giochi all’equatore,
in Pennsylvania
o a Tokio dai pesci freddi,
che profumi senti, oggi, oggi,
in questa ora?
Io l’odore di mosto, appiccicoso
e d’aria che appassisce
Guardami, mentre attraverso pedalando
le vie,
e sento il rumore di spuma violacea
nelle orecchie
Io socchiudo gli occhi e ti vedo,
giocare con un ghiacciolo o il fango,
imbracciare un fucile o disegnare,
sulla sabbia,
un nome che non so leggere ancora,
però so sentire
Simona Polvani
Arrivi, tu arrivi
/Una linea di luce diafana
E mi tocchi
una mano, la scapola esposta
Giungi e sciogli la cera
all’orecchio cieco
Impenetrabile, erravo, racchiusa
/Tutta
in bava di seta
/Contro, dico, contro
impotente, renitente la lingua
al refrain che scarnifica
l’oggi
Giungi e irrompi,
/Crepitio dubbioso di screpolatura
ulna contro malleolo
ciglia e flagelli a perlustrare
il pallore, far affiorare
il rossore
/Incanti
Di nuovo sono
sulla pietra, qui,
riemersa all’orizzonte teso
Apparire e sparire, petali e foglie di ali dispiegare,
andare,
ancora, andare
Simona Polvani
(testo della video installazione In apparenza)