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Ci sono tempi in cui il silenzio

è d’oro

come arnia di miele

 

(Simona Polvani)

 

Braccia bocche schiene
capelli trattenuti
culi tesi
abiti rivoltati
passi a singhiozzo
teste rovesciate
La tua barba

Solo all’indietro ho potuto percorrere
il periplo del castello

Affondando nell’odore inebriante
di gelsomino, mi sono graffiata
tra i sassi, con la mente finalmente
felice per la parola morta-
ritrovata nel buio accecante
risucchiata solo nel tuo sentire

Tra le tue mani impigliata, sono alga, anemone, corallo

Simona Polvani

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La lampada è accesa
In mezzo alla strada
lui balla il suo camminare lento
Sfuggente flessuosamente
Latitante
Sexy
Opaco

Non lo guardi
perché sai di guardarlo

Attorno ruotano
piatti vassoi
riso pilaf con haricots verts
maionese pas maison

Nessuna casa
ha le finestre aperte
sul tuo abisso
Blu
In fondo ha un fondo
e lui vi si affaccia
con aria da Charlot

La sua faccia è una maschera
perfetta
sospesa tra il dubbio di sé
e il cosmo un momento fa

Adesso l’amo ti è sfuggito di mano
Non riesci a definire
la sua espressione
il singhiozzo
il dolore iato del mondo
la crasi tra lo scricchiolare della sua mandibola
e il suo bacio

Avvolto in pan di spagna
riposa il pensiero
che si morde l’unghia

Ritorni a lui
Lui lui – Ti chiedi
Così è la bellezza?
Sfortunato lo sguardo
che non si è fatto toccare plasmare forgiare
Tu speri nel suo
che sciolga il marmo
fonda la creta
faccia evaporare il bronzo

Vuoi che solo rimanga
la luce
Altera aerea
L’hai intravista di sfuggita
allo specchio
E chiami il tuo Charlot
perché con la sua musica
richiami a sé il miracolo

Simona Polvani

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Il vuoto è siderale
Ci cadi dentro
Voli in spirale
di luce infinita e buio

Buio

Buio
(Ancora) Buio

Il corpo guarda
Oltre l’assorbimento e la dispersione
La mente cede
Il corpo è di carne
La carne respira
Il respiro resiste

Buio e vuoto

Si ribella la carne
Geme, spasima, si contorce il morso di carne
Il piacere scava, genera moti centrifughi
Fuga
Fuga

Fugge la fuga

Fuggi
Fuggo

Salto nel vuoto di carne
Diaframma di un respiro
squassato come magma
Mi inghiotte la carne
Oblio di palpebre sigillate,
scucite e ancora sigillate
Ti bacia la carne
Diapason di colonne vertebrali
in stridore di stelle

 

Simona Polvani

 

 



Il desiderio si snocciola
come un rosario
Langue la mano
nella litania
Indugia
come su corpo
di melograno

Ritorna ancora a te
la mia bocca di canti.
Respira la tua lingua
i tuoi denti
gli occhi voraci

Allungo un braccio
barriera invalicabile
ai cuori che vanno
in stallo

È un’avaria
che rimanda al vuoto
di un silenzio secco
che suona eterno
sul palato



Simona Polvani, 2007

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La Chartreuse, Villeneuve- lez-Avignon, Francia – Courtesy by Alex Nollet

 

Ti sento voce suadente
nel mio immaginario
di carne e uova
che dissuade

All’orecchio sinistro
di sbieco tra rami senza nome
parli parole
che ancora non so tradurre

Ricerco il tempo
di una linea che si tende
cordone ombelicale
Eva Adamo

Un’eva e un adamo
a due mani ne tengono il capo
ne ha un segmento
mia madre vivace
attorno alla vita

Visi spettrali
terrificanti mostruosi
come un’estasi
si inanellano
in un lampo velocità della luce
stratificazione concentrazione
varco temporale riassunto
sintesi mercurio
goccia liquido
spasmo

Tu parli ancora
il tempo di pietra molle
del mondo

Storia-mondo

Ogni tanto una sillaba balbetta
sulla mia lingua afasica
in cerca di un omega

Per dire il mondo
Sono venuta da te
Tu, nella tua clausura,
mi hai spalancato barlumi di lavanda

Simona Polvani

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Getto una monetina
risuona secca
sul marmo
Mi fa
di marmo
Non è deciso niente

Mi si confondono
i segni nel sentire
Affido al fato tutto
ciò che in questo
giorno notte
ho di più caro,
Uno sguardo obliquo
La tessitura fitta
di capelli bianchi su una
testa greca
Sei apparso e scomparso

Non mi è dato inseguirti

Mi perdo
E mi incateno
a un taglio affilato
Hai voltato le spalle
e ti sei perso tra le vie

Io dormivo ancora
E ancora non potevo sognarti

Simona Polvani

 

Dico

Dico,
a te,
perché non parlo
a te

Dico,
a te che abiti
nella mia testa,
perché non ti parlo

Tu agiti acque
frulli musica
apri varchi di carne in attesa

Si consuma in un rito di
mezza sera mezza notte
mattino iniziale
la parola che ti parlo e
tu restituisci in eco

A volte mi confondo
e la prendo come voce
del mondo
La guerra infuria e insozza
candidi petti camici occhi sulla vita aperti
Tutto è scoppiato anche qui,
nel fuori di cui sono parte
Sono schiantata, anch’io
Albero albero albero
fulmine fulmine fulmine
che ti sei abbattuto
albero albero io albero
io albero
imprigionato scheletro schiantato
invaso dal mondo chiuso al mondo
Non c’è riparo dal mondo

Un dolore strazia la mente
che desolatamente fa resistenza
Speranza sogno speranza
desiderio, desiderio, desiderio -ripete incessantemente
la mente.
Il piede si impunta
perché la vita non la spunti

Anche tu a cui non parlo
sparisci allora
Amore non nasce dove
la parola è deserta

Simona Polvani

Blu fiorito

Era silenzio
il tessuto morbido che ti avvolgeva
ai miei occhi spalancati
d’azzurro fiorito
Un soffitto da contemplare
con giudizio
dopo sillabe ricondotte
al puro suono furioso

La matrice da snodare
nella sintassi dei nostri corpi
traduttori dell’inaudito
frecce tese allo scandalo
divinità del finito
/ hard disk RAM anfore pozzi
di tutto ciò che la lingua tace-

Ti volti e colgo la bellezza
della ciglia sull’occhio blu inglese
Vede ciò che non sa di vedere

Ti do la schiena
gustando, in segreto,
(inaccessibile) il frutto
che mi hai seminato nel fianco

 

Simona Polvani