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Lo so, caro blog e cari Amici. Sembra che ti/vi abbia abbandonati. E in effetti i post si sono rarefatti, negli ultimi mesi, assumendo lo stesso ritmo delle piogge nel deserto. Mi sono trasferita a Parigi e Parigi, con il nuovo percorso di studi – sempre, ancora, teatro e traduzione, comunque – mi ha presa in ostaggio. Una prigionia dolce e feconda. Tuttavia mi mancate e presto tornerò, per il mio piacere almeno, a postare qualcosa di più succulento di questo “I’m here again”.

À bientôt!

Vostra, Simona

IL MENDICANTE DI MORTE

di Gao Xingjian

traduzione di Simona Polvani

Gao Xingjian, inchiostro di china
Gao Xingjian, inchiostro di china

Il mendicante di morte scritto nel 2000, è un monologo a due voci ambientato in un museo di arte contemporanea, diventato una trappola, una gabbia. Nella notte, di fronte alle opere d’arte più disparate, si dipana un pensiero critico sulla società moderna, l’arte, la vita e la morte, tra impennate di sarcasmo e violenza e improvvise immagini dal lirismo evanescente.

Il testo ha avuto una prima mise en espace nel 2001 a cura di François Rancillac nell’ambito della Settimana della SACD (Société des auteurs et compositeurs dramatiques) allo Studio de la Comédie-Française a Parigi.
È stato messo in scena in prima mondiale nel 2003 in Francia, nell’ambito de “L’Anno Gao a Marsiglia”, al Théâtre du Gymnase, con la co-regia dell’autore e di Romain Bonnin.


L’inizio delle pièce

PERSONAGGI E SCENA

PARLATORE A, di età avanzata, nervoso
PARLATORE B, molto vecchio, burlone

Recitano lo stesso personaggio,personaggio, indossano lo stesso vestito nero. È preferibile che adottino una recitazione pronunciata, nella quale i loro sguardi non si incrocino mai. Anche se a volte le parole assumono la forma di un dialogo, si tratta sempre, in realtà, di un monologo, ma discontinuo, intervallato e in questo modo vivificato. Tuttavia, ciò non impedisce ai due parlatori di osservarsi l’un l’altro. In scena, alcuni oggetti e una figura femminile, che può essere un manichino in plastica o un calco in gesso.
Il testo teatrale può essere messo in scena sia in un teatro che in un museo. In quest’ultimo caso, gli spettatori seguiranno un itinerario, guidati dai due parlatori.

PARLATORE A Oh! C’è qualcuno? Oh, Oh!
Nessuno. Nessuno ti sente.Neppure il custode? Mi può aprire la porta? Signore, per favore! Perfetto, siamo rinchiusi in un luogo pubblico, chiuso però come uno scatolone, un museo di arte moderna, anzi, diciamo contemporanea.Niente scherzi! Non può rinchiudere un visitatore, ma è incredibile! Si va a giro come se si fosse per strada, abbiamo un’oretta buona per cambiare treno, senza sapere nel frattempo cosa fare, lasciamo la stazione seguendo il viale, la porta è spalancata, entriamo, pronti a pagare, ma la cassiera è assente… E ti ritrovi bell’e rinchiuso. Strana storia, no? Però non ha nulla d’interessante. (Ad alta voce) Signor custode! Un visitatore è rinchiuso nel museo, assieme ai vostri preziosi oggetti d’arte, non le fa nessun effetto?

 
Alza la testa.

Sotto la sua alta sorveglianza, attraverso molteplici telecamere, non vede uno sconosciuto, in grado di mettere in pericolo i vostri tesori? E tutto il vostro sistema antifurto non funziona più? Oppure tutte queste cose in realtà non valgono niente, hanno solo una funzione dissuasiva, ovvero decorativa? Lo deve comunque lasciar uscire un essere vivente dal suo blocco di conservazione! Non hotempo per divertirmi, devo prendere il treno, è l’ora, e del resto, secondo l’orario indicato all’entrata rimane ancora qualche minuto prima della chiusura, non avete nemmeno il diritto di chiudere così presto visto che siete un’istituzione pubblica finanziata con le nostre tasse. Inoltre, dovreste avere senso civico, al di là del vostro gusto estetico. Anche se potete mettere qualsiasi cosa in questo luogo, non avete alcun diritto di imprigionarvi i visitatori, qualunque sia il pretesto, che si tratti di una qualsivoglia nuova arte, o di anti-arte o di non-arte, o di qualunque cosa concettuale o virtuale che sia. Signor soprintendente, lei non può introdurre persone nel suo programma senza il loro consenso. No, non è possibile, anche se non mi oppongo a questo genere di giochi, faccia ciò che vuole, non mi concerne, però mi ha fatto perdere il treno, mi ha causato delle vere grane, e mi ha profondamente angosciato! Le dico, signor soprintendente, se il vostro sistema di sorveglianza funziona ancora, stia a guardare, sto per spaccare le bacheche e rompere le porte per tirarmi fuori dalla sua prigione, culturale o artistica che sia, nei miei confronti non solo ha già costituito una violenza spirituale, ma per di più attenta alla mia libertà personale! Se si ostina a tenermi prigioniero, declino ogni responsabilità!
 
Silenzio.

Se ne sono andati tutti, ma avrebbero prima dovuto percorrere tutte queste sale per assicurarsi che non ci fosse più nessuno. È ovvio che di solito non ci sono quasi visitatori, a parte per i cocktail dei vernissage.Che lavoro!
 
Una breve pausa. Ascolta.

Si direbbe che piova ancora. Se non fosse per ripararsi dalla pioggia, chi entrerebbe in questo posto scialbo e vuoto?

Grida.

Che cazzo! Mi fa innervosire!
 
Silenzio.

Nessun rumore. Ed è isolato così bene che non si riesce a provocare la minima eco. Questo isolamento così ben concepito e garantito è davvero spaventoso, peggio del deserto!

Un momento di silenzio.

Che fare, allora? Aspettare fino a domani l’ora di apertura perché qualcuno ti trovi, e venga chiamata la polizia per continuare a romperti le palle? Chiamarla anzi tu stesso? Ma ti ci vorrebbe un cellulare, quell’aggeggio che trovavi così irritante è assolutamente indispensabile quando si è presi in ostaggio.

Un momento di silenzio.

Dovresti trovare un segnale d’allarme, oppure una bombola di gas per accendere un fuoco, affinché il fumo faccia scattare il sensore sul soffitto. Ma come potrai spiegare che non sei né uno scassinatore né un incendiario? Considerato che ti sei introdotto senza biglietto, diranno! E chi potrà testimoniare che non avevi alcuna intenzione malevola? Altrimenti dovrai passare la notte qui,
docilmente, come un bravo bambino, assieme a questi rottami e rifiuti che si dicono arte, un autentico deposito di immondizia, e che grane ti procurerai!

Colpisce un oggetto esposto.

Potresti approfittare di questo spazio per divertirti, se almeno ci fosse qualcosa con cui distrarsi: parlare ad alta voce a nessuno, sfidare il vuoto, mentre osservi come l’arte falsamente contemporanea diventi questo: una cosa qualsiasi!

Colpisce di nuovo.

Esaminerai, anzi, diagnosticherai questa epidemia prima di essere contaminato dalla stessa follia. E passerai tutta la notte senza dormire, senza sapere se domani sarai ancora normale, con la mente ancora limpida. Chissà?

Fa una pausa.

Se il museo è chiuso definitivamente, in seguito a una cattiva manutenzione, o a causa di penuria di fondi da sperperare, oppure solo temporaneamente per lavori, in questo caso, già sotto il loro controllo, farai la fine di una mosca intrappolata in una vetrina, diventerai un esemplare essiccato, e il tuo scheletro, esposto, potrà completare la loro collezione.
 
Ride, mentre colpisce più volte un’installazione.

Che piacere essere esposti, e che fortuna essere stati scelti! Ti spiavano da dietro la cassa,  ti hanno lasciato entrare senza pagare, come uno scroccone, e hop! Ti hanno catturato, senza che potessi protestare. Ed eccoti qui, si potrebbe dire un tizio esposto gratis. Accanto a orinatoi di ogni sorta, americani e asiatici, a questi ready-made di ogni dimensione, dal frigorifero nuovissimo fino all’assemblaggio e al collage di vecchi gingilli, dalle cicche raccolte alle carte igieniche usate, a condizione che non puzzino, come anche a tutte queste lordure, forse disinfettate, e adibite ad altro uso, tutte messe in mostra e presentate, manca solo l’essere vivente.E perché no?

Dà ancora bruscamente qualche colpo.

Visto che tutti questi rifiuti, vera e propria spazzatura, sono entrati nel museo, sono stati catalogati, discussi nei termini più sofisticati, il misero uomo, la creatura più sudicia, più infernale, non ha anche lui il diritto di entrarci? Di sicuro e a buon diritto avrai il tuo posto qui!

Applaude.

E sei proprio tu, il tipo capitato qui!
 
Ride.

L’esposizione di un essere umano, che idea geniale! Sotto ogni aspetto, sia dal punto di vista antropologico che antropomorfico, tutto sarà registrato a livello digitale su CD-ROM e ne parlerà tutta la stampa.

Si è entusiasmato e colpisce sempre più forte.

Tutto a un tratto, i mass media ti renderanno universalmente noto, come un giocatore di calcio, e per di più, ti sarai risparmiato tanti anni di duro allenamento sui campi sportivi e di innumerevoli prove di gara, lontano dalla preoccupazione di romperti un arto, come in un turbinio affascinante, simile a un aquilone, sarai portato alle stelle per poi lasciarti cadere negli annali dell’arte, se chi ha ideato questo progetto otterrà un budget pubblicitario sufficientemente elevato per lanciarti così in alto e iscriverti nella futura storia dell’arte come il primo rappresentante esposto di specie umana.

Una pausa. Riprende le forze mentre respira profondamente.

E neanche tu puoi sottrarti al narcisismo proprio di ognuno. Una volta così onorato di essere stato scelto, apprezzato come un’opera d’arte, proprio tu, in quanto archetipo, sarai commentato, analizzato e sminuzzato, come una creazione perfetta, degna di discorsi più eloquenti degli oggetti esposti in precedenza.
 
È un po’ stanco, accenna una pausa.

Ciò nondimeno sei inevitabilmente in ritardo, sai bene che ai giorni nostri conta chi lascia per primo la propria impronta, poco importa cosa faccia, persino se si tratti solo di un gesto ridicolo, come masturbarsi davanti a una macchina da presa, o saltare da una finestra che si affaccia su un viale davanti a degli spettatori. Ovviamente, non è per suicidarsi, ma per compiere una performance ricadendo su un lenzuolo piacevolmente teso, per scriverla poi nella documentazioneartistica, e chi è in ritardo, per distinguersi, fa tabula rasa!

Getta una grossa palla per terra, creando un effetto sonoro di oggetti che cadono.

Abbasso i predecessori! E tutte le anticaglie! Ecco realizzata una rivoluzione dell’arte! Fare piazza pulita di tutti quelli che precedono è la regola assoluta, tanto nella politica quanto nell’arte, e la legge della rivoluzione fa la storia come al bowling, chi fa cadere vince!
 
Prende un’altra palla e la getta, creando un effetto ancora più sonoro.

Capite, per farsi notare, prima bisogna abbattere! Per distinguersi, prima calpestare, schiacciare, sradicare, espugnare, bruciare, eliminare fino a far scomparire, più o meno sterminare! La storia è fatta di violenza e sangue, mentre la storia dell’arte, molto più innocua, dà solo la caccia ai vecchi maestri per lasciare il posto ai giovani leoni, proprio come al gioco del tiro con la carabina al luna park, il padre insegna al figlio a sparare perché un giorno il figlio uccida il padre per diventare il capo. E abbattere Dio per sostituirsi al demiurgo, non è la stessa cosa?

Fa cadere qualcosa con un rumore fortissimo.

Visto che Dio è morto, ci si affretta a prenderne il posto, o almeno a identificarsi con suo figlio che sfortunatamente è unico, perciò tanti Gesù Cristi opprimono il nostro povero pianeta. E dato che il Figlio di Dio è nato per compiere una missione, e che il mondo è già stato creato e creato male, dal momento che tutti ne soffrono, un salvatore è ineluttabilmente necessario. Tanto più che l’uomo è destinato a penare sulla terra, da vivo, e se non è per ritrovarsi con l’incarico di salvare il popolo, sarà per salvare la propria anima. Ecco la fortuna umana, ma il problema è proprio qui: hai davvero un’anima? Chi può saperlo? Ah, misericordia, bodhisattva!
 
Scoppia in un riso sfrenato.

Dici cazzate, ma è proprio ciò che hai da dire!

Ride convulsamente.

Ti fai un happening, mostri quel briciolo di intelligenza che hai, ma la risposta a chi la chiedi?

Smette di ridere.

Rifiuti di essere esposto come un oggetto, mentre ti esponi per mostrare la tua identità, la tua creatività, ora, il vero problema è sapere se ne hai una.

Resta immobile.

Ammettiamo che tu ne abbia una. Ti credi chi sa chi, pur sapendo che non puoi crederti Dio. Allora ti metterai a filosofare, nel momento in cui comincerai a pensare, esisterai. In questo caso hai bisogno di trovare delle parole, materia prima di ogni pensiero, e siccome per l’appunto le parole ti mancano, basterà che tu ricorra ai giochi di parole.Dovrai trovare un artificio, come uno spago, per infilare le briciole di parole che hai appena raccolto qua e là, in frasi, concetti, teorie, prima di integrarle in una ideologia o di trasformale in utopia o in illusione. Eppure, essere pensatori, non è così facile, come tanti altri devi imbrogliare, mentre per riconfortarti fai finta di pensare, neppure per ingannare con cattiveria le persone, ma semplicemente per soddisfare il tuo ego col cervello. In fondo al cuore ti manca qualcosa, senza che tu sappia se si tratti della vita vera o dell’amore. Comunque, anche tu soffri… Altrimenti non ti esporresti così, come un ratto sconvolto che non
trova più la tana, o come un gatto in gabbia, arrabbiato di non poter uscire! Se una bestia intrappolata in un vicolo cieco si ribella, cosa dire dell’essere umano, questa specie miserabile, così nervoso e capriccioso, geloso e vanitoso e incurabilmente insaziabile! In questo caso, abbatte, lacera, sputa, devasta tutto ciò che non può avere, prima di essere distrutto da altri.
 
Trascinato dalla rabbia, diventa furioso.

Esplodi proclamando il Giudizio Universale: poiché persino Dio è morto, l’artista, che ha posto fine all’arte, morirà a sua volta! È questo ciò che vuol vedere, signor soprintendente? Questo gioco è talmente ridicolo! Se ha bisogno di animare il museo, sarebbe meglio chiuderlo per sempre, poiché l’arte è morta. Signor soprintendente, per quanto abbia costruito questo museo per porre fine all’arte, sappia che era già morta prima che lei ne assumesse la responsabilità. Quando l’artista si credeva un demiurgo proclamando la morte di Dio, l’arte era già in agonia. E il suo museo, che in realtà è solo un mausoleo, dovrebbe piuttosto trasformarlo in supermercato, del resto lo ha già fatto, ma anche questa è un’idea superata. Il problema è che il supermercato, ossia il suo museo, è quanto mai kitsch, quanto mai facile, quanto mai mediocre, del resto, per niente necessario alle masse che lei ha la pretesa di servire, mentre serve solo a lei. Per quanto lei provochi il pubblico, questo se ne sbatte. Se una provocazione c’è, è proprio nell’essersene sbattuti degli artisti per lasciare il posto al bricolage. L’arte è morta, davvero, l’arte nel suo museo è davvero morta, signor soprintendente, non è lei ad averla fatta appassire, inaridire, perire, no, affatto, lei deve porre fine alla rivoluzione dell’arte affinché i nomi dei rivoluzionari siano scolpiti su pietre tombali. Oh, che gloria, per gli assassini dell’arte!

Il Parlatore B appare di fronte al Parlatore A, mentre il Parlatore A, che rimane muto, mostra al pubblico solo le spalle.

PARLATORE B L’hai finito il tuo manifesto, il tuo blablà? Non sei stanco? La tua protesta, il tuo furore e il tuo rancore, a cosa servono? Sei solo un visitatore di passaggio, attraverso i cancelli, a quest’ora della notte, al chiaro di luna. Sei bloccato qui come un prigioniero. La tua fortuna sarebbe stata tutt’altra, se non avessi perso il treno. Eppoi, avresti agito diversamente. Ognuno ha il proprio destino, ma ogni cosa è fatta da una scelta, da una competenza e allo stesso tempo dal caso, in fin dei conti tutto è condizionato. Può darsi che il caso vero non esista, se non in un incidente d’auto, nella caduta di un aereo, in una bomba che ti piomba addosso, in uno sparo alla cieca, chissà? Ciò nondimeno la morte è inevitabile, è sicuro! Ti attende questa fine, definitiva e irrimediabile, ecco il tuo destino, malgrado tutto ciò che avrai fatto e ciò che avrai fallito, non le sfuggirai!

Parlatore B ride.

Estratto dal testo pubblicato nel volume “Teatro. Il sonnambulo, Il mendicante di morte, Ballata notturna”  di Gao Xingjian, traduzione e cura di Simona Polvani, postfazione di Antonietta Sanna (ETS Edizioni, 2011) e depositato presso la SIAE (Italia) e la SACD (Francia)

Cover del volume “Teatro” di Gao Xingjian

IL SONNAMBULO

di Gao Xingjian

traduzione di Simona Polvani

Gao Xingjian, L'allucinazione, 1983, inchiostro di china
Gao Xingjian, L’allucinazione, 1983, inchiostro di china

Gao Xingjian scrive il testo teatrale Il sonnambulo nel 1993.

L’inizio delle pièce

PERSONAGGI
Nello scompartimento del treno:
UN VIAGGIATORE
UN VECCHIO BARBUTO
UN RAGAZZO
UNA RAGAZZA
UN SIGNORE
IL CONTROLLORE
Nelle scene dell’incubo:
IL SONNAMBULO
IL SENZATETTO
IL NOTTAMBULO
LA PROSTITUTA
L’UOMO
L’UOMO SENZA VOLTO
Gli stessi attori interpretano i due ruoli nel rispettivo ordine.

1.
Scompartimento di treno illuminato dall’interno. Su ciascun lato tre poltrone rosse una di fronte all’altra. Sulla porta a vetri la scritta rossa «Non fumatori» è stata visibilmente grattata. A destra, un viaggiatore seduto vicino al finestrino con la tenda tirata; il secondo posto è libero; un vecchio barbuto, seduto nel terzo posto, rolla una sigaretta. A sinistra, una ragazza è stesa sulle poltrone, coperta con un cappotto, con la schiena rivolta verso gli altri. Un ragazzo si appoggia alla porta. Rumore di vibrazione del treno in corsa. Entra il controllore.

IL CONTROLLORE   Buonasera. I biglietti, prego!
IL RAGAZZO (sorridendo)   Mi hanno fregato il portafoglio.
IL CONTROLLORE   Con il biglietto?
IL RAGAZZO   Mi hanno rubato i soldi e le valigie in stazione. Che stronzata! Non c’era più tempo di…Parto per una gara, una gara internazionale.
IL CONTROLLORE   È uno sportivo?
IL GIOVANE   Sportivissimo! Faccio vela. Un cosa maledettamente cara, no? Per fortuna, ho uno sponsor, che paga sempre tutto. (Sorride)
IL CONTROLLORE   Non ha neanche i documenti?
IL RAGAZZO Sì. (Tira fuori un foglio)   Ho fatto denuncia alla polizia della stazione. (Il controllore prende il foglio e annota qualche riga su un taccuino) Jean –trattino – Claire F-a-b-i-e-n – trattino – M-a-le-r-o. Nome un po’ strano, no?
IL CONTROLLORE (rivolgendosi al vecchio barbuto) Signore, il biglietto, prego.
IL VECCHIO (continuando a rollare il tabacco, senza alzare la testa)  Sorry, I have not.
IL CONTROLLORE Non ha neanche soldi, suppongo?
IL VECCHIO No, no money.
IL CONTROLLORE Dove è salito? Dove è diretto?
IL VECCHIO (articolando con un accento strano) Sono uno
straniero volontario.
IL CONTROLLORE Do you speak english?
IL VECCHIO A little.
IL CONTROLLORE Well, where are you going?
IL VECCHIO Maastricht.
IL CONTROLLORE This train don’t go to Maastricht. Do you understand?
IL VECCHIO O.K.
IL CONTROLLORE Do you have a passeport?
IL VECCHIO Yes. (Si fruga in tasca e tira fuori un passaporto)
IL CONTROLLORE (guardando il passaporto) Abita a Parigi?
IL VECCHIO My brother lives in Paris.
IL CONTROLLORE Non è il suo passaporto, allora?
IL VECCHIO Why?
IL CONTROLLORE Non ha un recapito? Un domicilio fisso?
Niente?

Il vecchio lo guarda senza fiatare. Il controllore prende
qualche appunto e gli restituisce il passaporto.

IL CONTROLLORE (al viaggiatore)   Signore, prego. (Il viaggiatore gli dà il biglietto) Si trova in prima classe, è un biglietto di seconda.
IL VIAGGIATORE   Dov’è la seconda?
IL CONTROLLORE Si trova su un Trans Europe Express che non ha la seconda classe.
IL VIAGGIATORE   Ma non c’è indicato niente sul vagone, vede!
IL CONTROLLORE   Tutto ciò che è rosso, tappeti e poltrone rosse, indica la classe. Avrebbe dovuto prendere un treno prima, o il successivo, due ore e quindici minuti più tardi.  Deve pagare un supplemento. (Calcola) Duecentocinquanta franchi, per favore. (Il viaggiatore paga) Grazie. …Signora, prego!

La ragazza trova un biglietto nella borsa e glielo dà.
IL CONTROLLORE   Signora, il suo biglietto è scaduto.
LA RAGAZZA   Oh, mi scusi!
IL CONTROLLORE   Non ne ha un altro?
LA RAGAZZA   Sì, certo.
Si alza, prende cappotto e borsa, esce dallo scompartimento. Il controllore la segue. La ragazza si fruga nelle tasche del cappotto. Il ragazzo strizza l’occhio al viaggiatore e occupa il posto di fronte. Tira fuori un pacchetto di sigarette e fuma.
LA RAGAZZA È davvero strano… Non so come mai, non lo trovo più…
IL CONTROLLORE Le capita spesso?
LA RAGAZZA Veramente no. Forse… (Tira su il fondo del cappotto e mostra la gamba)
IL CONTROLLORE Eh… Beh (Le restituisce il biglietto) Buona fortuna, Signora!
Esce. La donna rientra nello scomportimento.
IL RAGAZZO (alzandosi) Mi scusi. Il suo posto…

Lei non risponde, riprende il suo posto vicino al finestrino. Si avvolge nel cappotto.
IL RAGAZZO (sedendosi accanto a lei, al viaggiatore) Lei ha comprato un biglietto, e le hanno fatto pagare una multa! (Gli mostra un pacchetto di banconote nascosto sotto la camicia e gli sorride) Pizzicano solo chi è in regola: buffo, no? Dovrebbe giocarci con quelli lì, solo questi trucchi funzionano.

Il viaggiatore ricambia il sorriso, poi prende un libro.

IL RAGAZZO (voltandosi verso la donna) Va in vacanza, mi pare? Oppure ha un appuntamento? Una visita importante? Dove va? Viene da lontano, no? Sbaglio? Oh, mi scusi. L’ho irritata? Una
semplice domanda, così, giusto per curiosità.
Un signore, che indossa soprabito e cappello, passa davanti alla porta, guarda l’insegna «Non fumatori» grattata e entra nello scompartimento. Si siede vicino alla porta, tira fuori un sigaro. Il ragazzo gli porge l’accendino.
IL SIGNORE Grazie. In tutto il treno, ho trovato solo questo angolino per fumare! È normale? (Si accende il sigaro e restituisce l’accendino al ragazzo). C’è un vagone letto, un vagone ristorante; c’è un menù, vino, formaggi, ogni servizio per non fumatori. Ma i fumatori, quelli, a quanto pare non hanno il diritto di viaggiare comodamente. Bel modo di concepire le cose!

Nessuno gli risponde. La donna spegne la lampada di fianco e chiude gli occhi. Il viaggiatore, tranquillamente sprofondato sul sedile, si è messo a leggere. La luce si affievolisce lentamente, mentre il rumore del treno diventa sempre più forte. Ognuno sonnecchia. Buio progressivo nello
scompartimento.

UNA VOCE (quella del sonnambulo nell’oscurità) Di notte, una pioggia fine che si infiltra dovunque. In questa città, eternamente inquinata dal gas e dal rumore delle automobili, non sai da quando,
né dada quando,né quanto tempo non hai più sentito la freschezza della pioggia. Passeggi per la strada, tutto il tuo corpo è bagnato dall’aria fresca. È fresca davvero? Non ti riguarda. Comunque, nessuna automobile, nessun passante. Nessuno ti disturba e non hai bisogno di cedere il passo. Nessun «Buongiorno», nessuno«Scusi». Ti risparmi tutte queste formule di cortesia, vuote di significato, e spesso così fastidiose. Sei stufo di questa vita che non hai davvero vissuto. In ogni caso, non hai ancora mai passeggiato con tanto piacere, in mezzo alla strada, senza urtare nessuno, senza rischiare incidenti.

La scena si illumina lentamente. Un angolo dell’incrocio in penombra, con un unico lampione che diffonde una luce molto fioca. Tempo nebbioso. Vestito con una lunga camicia, il sonnambulo, con le gambe nude, indossa un paio di scarpe pesanti con i lacci sciolti.

IL SONNAMBULO Ascolti i tuoi passi, il respiro, inspiri a pieni polmoni, profondamente… Solo i piedi hai al caldo, ma questo calore ti procura un dolce benessere. Certo, le tue scarpe sono un po’ pesanti, ma molto robuste. Assumi un’andatura grave, vai dove vuoi,  del tutto a tuo agio, senza
precipitarti né preoccuparti. (Cammina incrociando i passi) Non hai niente da fare, liberato dalle preoccupazioni quotidiane che ognuno si sforza di crearsi, come se tutti i problemi fossero svaniti, come se la vita tutto a un tratto non avesse più alcuno scopo. In ogni caso, qui, tu non hai più uno scopo preciso… (Riflette) né problemi particolari. Essere finalmente un uomo senza problemi… Ti chiedi se si tratti della felicità. E, alla fin fine, non puoi fare a meno di sentirti felice.  Tutti si tormentano, tranne tu che non hai angosce. Vorresti fare una dichiarazione solenne… ma la strada è deserta. Quindi, ti proclami, giusto per te, l’unico uomo senza problemi in questa città immensa! Accelera il passo, misura il selciato a grandi passi, zoppicando, e alla fine cade su delle scatole di cartone ammucchiate sul marcipiede, dall’altra parte della strada.
IL SENZATETTO Che cos’è? (Tira fuori la testa da una scatola di cartone) Chi sei?

Estratto dal testo pubblicato nel volume “Teatro. Il sonnambulo, Il mendicante di morte, Ballata notturna”  di Gao Xingjian, traduzione e cura di Simona Polvani, postfazione di Antonietta Sanna (ETS Edizioni, 2011) e depositato presso la SIAE (Italia) e la SACD (Francia)

Cover del volume “Teatro” di Gao Xingjian

di SIMONA POLVANI, martedì 9 ottobre 2012, ore 23.30

Dal lunedì 23 al venerdì 27 luglio ogni mattina ci siamo dati appuntamento con il regista teatrale e documentarista Christophe Cotteret  sulla piattaforma o social network Twitter per una Tweet_intervista.

Christophe Cotteret, parigino di nascita, lavora tra  Bruxelles, Beirut e Tunisi.
Il suo ultimo progetto teatrale è Projet Liban,  7 Movimenti/spettacoli. Il suo primo documentario di lungometraggio, che ha girato in Tunisia tra il 2011 e il 2012,  è Démocratie Année Zéro. Argomento: la rivoluzione tunisina.

Ogni mattina ho posto a Christophe Cotteret due domande, a cui egli ha risposto durante la giornata. La Tweet_intervista, in francese, è stata tradotta in italiano con un breve scarto temporale, praticamente in simultanea, e ri-twittata. il nostro hashtag era #Twint.

Per chi non avesse potuto seguirla su Twitter, oppure volesse rileggerla, ecco qui la nostra Tweet_intervista in versione integrale in italiano, trascritta così come si è svolta su Twitter, giorno per giorno e Tweet per Tweet.
Buona lettura!

23 luglio

#01

Simona Polvani
@cotteretchris D1- Come e quando nascono i tuo interessi per il teatro e per il cinema ed esiste una relazione tra di essi? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R1/1 Con la mia pratica teatrale la sensazione di partire dalla scoperta progressiva del mondo #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R1/2 e tentare di ricondurlo a sé #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani  R1/3 Col cinema,per me nuovo,esplorare il percorso inverso,per ora.Compromettersi con il reale in modo diverso

#02

Simona Polvani ‏
@cotteretchris D2 – T.DuSoleil, O.DiPechino,Kathakali,Cunningham, arti orientali: Quale la loro influenza sulla tua regia teatrale? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R2/1 Il ritmo, organizzare la perdita del tempo, sperimentare la perdita del tempo e del ritrovarsi con esso #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R2/2 Mettere in scena è assumere per qualche istante il potere sul tempo, il proprio e quello di chi ci guarda #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani  R2/3 Convocare uno spazio (scena/film/fotografia) è partire alla ricerca del tempo #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R2/4 che si ha la voglia di ritrovarvi all’interno #Twint F

24 luglio


#03

Simona Polvani ‏
@cotteretchris D3 – Progetto Libano: Come nasce ? Quale idea implica la parola polisemantica “Movimento”? #Twint pic.twitter.com/e74Phqpi

I 7 Movimenti del Projet Liban – immagine usata nella domanda D3

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R3/1 E’ nato dall’indignazione alla lettura della stampa tra il 12 luglio e il 13 agosto 2006 #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R3/2 E’ nato dal bisogno di rivivere certe pagine oscure della storia contemporanea del Medio Oriente #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R3/3 Con uno strumento temibile:l’anacronismo.Avvicinare idee, momenti che non avrebbero mai dovuto esserlo #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R3/4 Da questo confronto, o piuttosto frizione, nasce una lettura degli eventi che può apparire nuova #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani 3/5 Movimento rivela il processo di creazione:musicale,prima di tutto musicale.E’ anche postulato drammaturgico #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R3/6 ossia non cercare il senso di un avvenimento, bensì il luogo in cui questo senso ci sfugge #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R3/7 Accettare per principio che non si cerca una risposta, ma di porre lo sguardo su un congegno in movimento #Twint

#04

Simona Polvani ‏
@cotteretchris D4 – Progetto Libano/ Dispositivo scenico: Come è costruito? Quale spazio per l’improvvisazione in scena? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R4/1 Niente è costruito preliminarmente #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R4/2 Partiamo proprio da dove ci troviamo: una ignoranza e una sala prove #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R4/3 Per tentare di colmare l’ignoranza iniziamo a usare e a giocare con dei residui di memorie #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R4/4 delle foto, delle registrazioni, dei video e un largo uso del 2.0 #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R4/5 Dopo vediamo che senso ciò assume per noi e lo mettiamo in forma.Né più semplice,né più complesso di così #Twint

Simona Polvani ‏
Grazie a @cotteretchris per le risposte alle due domande di oggi della Tweet_intervista- Trovate domande e risposte in FR e IT sulla mia pag

25 luglio

#05

Simona Polvani ‏
@cotteretchris D5- P.Libano: Quali le ragioni della scelta drammaturgica che pone al centro l’immagine? Come dialoga con la parola? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R5/1L’immagine è un’istantanea provvista di una superficie e di una profondità, per me è un residuo di memoria #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani 5/2 Preciso,parlo delle immagini a nostra disposizione(foto,video,ecc..),non di quelle della rappresentazione #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R5/3 dunque ho a disposizione dei residui di memoria che provo a interrogare. Quando mi rispondono, li conservo  #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R5/4 Gli attori dialogano con questi residui, sono dei ricetrasmettitori #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani  R5/5 Il linguaggio (accostamento intelligibile di segni) si organizza,e il verbo si concretizza, se necessario #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani  R5/6 Devo usare il residuo di memoria come la sola prova di un evento di cui non sono stato testimone #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R5/7 Ecco la ragione di questa drammaturgia: NON C’ERO MA VE NE PARLO LO STESSO #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R5/8 Il residuo/immagine consente di dirottare la menzogna/finzione originaria. #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R5/8-1 Una drammaturgia del reale, far mentire la finzione #Twint

#06

Simona Polvani ‏
@cotteretchris D6- P.Libano/ vicino-lontano: memorie collettive/memorie individuali nei conflitti mediorientali: quale lo scarto? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R6/1 Come posso guardare un avvenimento? Da quale angolo e a quale distanza? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R6/2 E’ la questione a cui devo rispondere, o che devo interrogare, dall’inizio del progetto #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R6/3 Raymond in Ahlan Wa Sahlan #4: Non ero a Tunisi, non ho potuto vedere niente. Ci sono andato, era peggio #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R6/4 Le rivolte arabe pongono una nuova questione: come accostarsi a un avvenimento all’epoca del 2.0? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R6/5 E’ la distanza che crea l’onda d’urto #Twint
cotteret ‏@cotteretchris

26 luglio

#07

Simona Polvani ‏@SimonaPolvani
@cotteretchris D7- Ieri Piscator,cinema,Teatro Politico Documentario/Oggi web 2.0.Può il teatro appropriarsi di rivoluzioni in corso? #Twint


Simona Polvani ‏@SimonaPolvani
@cotteretchris D7 – Solo un’immagine di Piscator….#Twint pic.twitter.com/Egj2xdGn

Scenografia per lo spettacolo “Il buon soldato Schweik”, regia di E. Piscator (1928), con proiezioni di immagini realizzate da George Grosz. (da http://art-for-a-change.com/blog/2010/02)

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani 7/1Il teatro può avvicinarsi,non appropriarsi.E’ un medium che rende possibile non una ricreazione per difetto #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R7/2 Il teatro è il luogo di un incontro, convochiamo e parliamo di rivoluzione, perché no? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R7/3 Se ne parlerà sicuramente in un altro modo che altrove, quest’altro modo è ciò che dobbiamo trovare #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R7/4 Ritorno da qui alla mia idea di movimento, generare un gruppo che genera un pensiero sugli avvenimenti #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R7/5 I media cambiano, a noi stanarli. Ma la storia del mondo non cambia, finge #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R7/6 Il mio teatro non è politico né documentario,si diverte con i limiti del genere,si contraddice lui stesso #Twint

#08

Simona Polvani ‏@SimonaPolvani
@cotteretchris D8 – Web 2.0,rivoluzioni e democrazie:Ogni cittadino-spettatore può diventare davvero più attore? #Twint pic.twitter.com/ArvQl3ZX

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R8/1 E ogni cittadino può diventare attore in un movimento? A che titolo? Per dire cosa? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R8/2 Mi interrogo sulla parola attore. Attore di? Attore in? Recettore attivo? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R8/3 Il 2.0 rende attivo il nostro rapporto col fatto, con l’evento, resta la questione di cosa possiamo farne #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R8/4 A che punto il 2.0 modifica il nostro modo di percepire? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R8/5 Lo strumento è nuovo, apre delle possibilità. Lo usiamo, ma esso come ci usa? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R8/6 Per concludere, il 2.0 crea uno spazio di cittadinanza, non crea il cittadino #Twint

27 luglio


#09

Simona Polvani ‏@SimonaPolvani
@cotteretchris D9- Film Démocratie Année Zéro -Qual’è il punto di vista da cui parte? Che sguardo porta sulla rivoluzione in Tunisia? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani  R9/1 Nessun punto di vista all’inizio, (molto) lenta maturazione. Poi riflessione su potere/contropotere #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R9/2 Una rivoluzione che non cerca il potere, ma di sorvegliarlo, è rassicurante, vero? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R9/3 Sguardo benevolo 🙂 #Twint

#10

Simona Polvani ‏@SimonaPolvani
@cotteretchris D10 – Démocratie Année Zero, Film documentario: Qual’è stato il procedimento cinematografico di ripresa? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R10/1 Processo avventuroso e pieno di casi felici. #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R10/2 Seguire persone che mi interessano, e lasciarle raccontare delle storie #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R10/3 E AMARE APPASSIONATAMENTE QUELLE STORIE #Twint

#11

Simona Polvani ‏@SimonaPolvani
@cotteretchris Avrei un’ultima domande extra D11 per concludere la nostra intervista. La formulo,a te decidere se rispondere o meno. #Twint

Simona Polvani ‏@SimonaPolvani
@cotteretchris D11 – Un anno in Tunisia per girare il tuo film. Qual’è l’immagine/ricordo che porti con te di questa esperienza? #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani R11 Che la cosa più insopportabile in una dittatura in fondo è il regno dell’arbitrio #Twint

Simona Polvani ‏@SimonaPolvani
@cotteretchris Grazie a Christophe per questa intervista.A presto e buon film!  #Twint

cotteret ‏@cotteretchris
@SimonaPolvani Grazie a te #Twint

 

di SIMONA POLVANI – lunedì 1 ottobre 2012, ore 08.30

Fanny & Alexander: Chiara Lagani, Luigi De Angelis – photo courtesy by Enrico Fedrigoli

Dorothy/Francesca Mazza è interrotta. Sul punto di. Sta per. Inizia. Si arresta. Ricomincia. Daccapo. Meccanicamente. Sempre di fronte a una scelta, che dipende dalla sua volontà. Sempre di fronte. Cammina. Si siede. Ricomincia. Risponde. Gesti a scatti. Movimenti a spigoli. Tic, tic nervosi e una domanda che dovrebbe implicare risoluzioni: “Che cosa è il coraggio?”.
Nella luce del pomeriggio di fine luglio, nel cortile del carcere di Volterra, dove per il festival Volterra Teatro 2011 va in scena lo spettacolo WEST di Fanny & Alexander, assistiamo a un esperimento sulla persuasione occulta in Occidente, sulle tecniche della manipolazione sottile del linguaggio pubblicitario, in cui si intersecano motivi mitici a motivi legati alla contemporaneità, alla cronaca e ai grandi emblemi dell’occidente.
Francesca Mazza, che per questa sua innervata performance si è conquistata il Premio Ubu 2010 come miglior attrice protagonista, è messa continuamente alla prova da due persuasori, Chiara Lagani e Marco Cavalcoli, che secondo una tecnica di eterodirezione, da bordo scena, la radioguidano a distanza trasmettendole dei comandi in cuffia. La spronano all’azione in un perimetro sempre geometrico e ortodosso, persuadendola a fare ciò che mai farebbe, trasformandola in una marionetta umana, un robot radiocomandato. Micro guizzi nervosi sul suo viso e sul corpo traducono a pelle lo sfibramento della volontà e insieme la tenacia del sottrarsi, sfuggire, non abbandonarsi alla voce dell’altro. Lo spettatore dotato di un telecomando di carta, impotente per definizione, assiste, subisce, vorrebbe interrompere la pazzia di quella tortura psicologica.

Francesca Mazza in WEST – photo courtesy by Enrico Fedrigoli

WEST  è uno degli episodi dell’articolato e complesso Progetto O-Z (2007-2010) attraverso cui Fanny & Alexander ha esplorato e reinventato l’universo immaginario del celebre romanzo The Wonderful Wizard of Oz (Il meraviglioso mago di Oz) di L. Frank Baum, con l’arcinota versione cinematografica Il mago di Oz di Victor Fleming con Judy Garland, alla luce di problematiche della contemporaneità, attraverso una pluralità di forme artistiche, secondo una personale cifra estetica, dallo spettacolo teatrale, all’installazione, al video, al film, al concerto e al teatro musicale.
NORTH, Kansas Museum, SOUTH, There’s no place like home, EAST (prossime date, Contemporanea Festival, Prato, 3 e 4 ottobre), Emerald City, Kansas, HIM, Dorothy Sconcerto per Oz, sono gli altri episodi che completano il Progetto O-Z.

Sarà possibile assistere a WEST il prossimo 6 ottobre nell’ambito di Tempo Reale Festival (5-13 ottobre), la manifestazione fiorentina dedicataalla musica di ricerca, al teatro e alle installazioni, virati decisamente tutti verso le forme più performative. Sotto il titolo Rumore Rosa-il paesaggio delle voci  propone un’edizione speciale che ha per protagonista la voce, alla creatività femminile e nuovamente alla scoperta del paesaggio sonoro e dei luoghi nascosti della città di Firenze. Ma anche denso di sorprese musicali e di prime esecuzioni assolute e italiane. (info: http://www.temporealefestival.it/)

Marco Cavalcoli, in Emerald City, Progetto O-Z – photo courtesy by Enrico Fedrigoli

Teatro India, Short Theatre 2011, Roma. Assistiamo a T.E.L, spettacolo del Progetto Lawrence (2011-2013), realizzato in collaborazione con Tempo Reale. Esso prende spunto da alcune opere e dalla figura al contempo storica e leggendaria di Thomas Edward Lawrence, archeologo, agente segreto, ufficiale britannico, scrittore, meglio conosciuto come Lawrence d’Arabia, tra i capi della rivolta araba di inizio Novecento. Il Progetto, articolato in tre forme, T.E.L., il radiodramma 338171 TEL, e Rivolta nel deserto, spettacolo per 10 attori e 5 scrittori (debutto 2013), realizza un singolare e drammatico parallelismo tra l’ostinazione utopica di Lawrence e il suo fallimento e utopia e fallimento del teatro nella società contemporanea.

Chiara Lagani in T.E.L

T.E.L., dal punto di vista tecnologico e scenico, è un ingegnoso dispositivo per “comunicazioni utopiche”, in cui due attori, Chiara Lagani e Marco Cavalcoli, con la regia di Luigi De Angelis, collocati in due luoghi diversi, lontani nello spazio, in questo caso il Teatro India per la Lagani e il Teatro Quirino per Cavalcoli, ma collegati via internet satellitare, tessono a distanza un dialogo possibile-impossibile, una corrispondenza radiofonica, componendo uno spettacolo con l’aiuto di un tavolo “viso e interfaccia sonoro”, orizzonte di combattimenti. Gli spettatori, disposti ai lati della scena, vivono in presenza uno scarto, tra ciò che si manifesta ai loro occhi e ciò che possono cogliere di quanto avviene in questo altrove lontano, dalle reazioni fisiche e dalle parole dell’attore che con essi condivide lo spazio fisico e rappresenta, decodifica, l’altro.

Discorso grigio. Marco Cavalcoli, nelle vesti di un presidente di stato, deve pronunciare un discorso alla Nazione. Grigio, come la retorica dei discorsi politici ufficiali. Lo spettacolo, che ha debuttato nella primavera 2012, è la terza tappa del Progetto Discorsi (2011-2014), dopo il radiodramma Alla Nazione (Rai Radio3, 2011) e lo studio preparatorio Discorso alla Nazione. Il Progetto si compone di sei spettacoli-monologhi che esplorano la forma retorica del Discorso, per indagare il rapporto tra singolo e comunità, tra individuo e gruppo sociale. Le altre tappe saranno Discorso giallo, pedagogico, con Chiara Lagani; Discorso celeste, religioso, con Lorenzo Gleijeses; Discorso Rosa, sindacale affidato a Francesca Mazza; Discorso viola, giuridico, con Fabrizio Gifuni; e infine Discorso rosso, militare, con Sonia Bergamasco.
Discorso Grigio sarà in scena a Il Moderno di Agliana, Pistoia, il prossimo il 21 ottobre.

Marco Cavalcoli in Discorso grigio – photo courtesy by Enrico Fedrigoli

WEST, T.E.L., Discorso grigio, con i progetti articolati in cui si iscrivono, rendono conto della poetica della multidisciplinarietà, dell’inventiva, della poliedricità e del particolare modo di articolare il proprio lavoro artistico, di Fanny & Alexander.
Creata a Ravenna nel 1992, da Luigi de Angelis, regista, scenografo, grafico, filmmaker, light e sound designer (suo maestro Luigi Ceccarelli), assemblatore musicale e performer, e da Chiara Lagani, drammaturga, scrittrice, studiosa del linguaggio, costumista e attrice, Fanny & Alexander è un’autentica bottega d’arte, come a ragione la definiscono i suoi fondatori.
Nel 1997 si è aggregato stabilmente alla compagnia l’attore Marco Cavalcoli, protagonista di numerose creazioni.

Fanny & Alexander ha marcato con la sua presenza la scena della creazione artistica contemporanea in Italia, di cui è da due decenni protagonista, con riverberi anche all’estero (Francia, Belgio, Macedonia, Inghilterra….), attraverso l’innovatore e pluridisciplinare percorso di ricerca, declinato, come abbiamo visto, in spettacoli teatrali, progetti video e cinematografici, installazioni, azioni performative, mostre fotografiche, pubblicazioni, convegni e seminari di studi, festival e rassegne, con fertili collaborazioni costanti, come quella con il fotografo Enrico Fedrigoli, Zapruder Filmmakersgroup, Teatrino Clandestino, Ravenna Festival, Stefano Batterzaghi, e il già citato Tempo Reale.

La sua ricerca, di matrice prevalentemente concettuale, si è espressa attraverso una rimessa in discussione delle forme teatrali, dello spazio scenico, del ruolo dell’attore, della presenza del suono, creando ambienti sonori e musicali, che attingono alla composizione contemporanea, di matrice per lo più elettronica, e al repertorio classico operistico, in cui la parola, il suono, l’azione attoriale, il video, vanno a costituire una partitura puntuale, di particolare espressività. Lo spettatore, spesso inserito in un dispositivo scenico inglobante, viene avvolto in un’esperienza sensoriale sinestetica.

Dorothy Sconcerto per Oz, photo courtesy by Marco Caselli Nirmal

Prima di arrivare agli ultimi lavori citati, Fanny & Alexander si era cimentata in vari altri progetti. Con Progetto Requiem ha creato interessanti opere di teatro musicale, in collaborazione con Ravenna Festival.
Ada, cronaca familiare (Premio Speciale Ubu 2005, per lo spettacolo omonimo), è un percorso prismatico. Prendendo le mosse dalla fascinazione per il romanzo Ada o Ardore, di Nabokov, che si dipana attorno all’amore incestuoso tra due fratelli, Ada a Van, il Progetto arriva a indagare, attingendo al meccanismo del rebus, con la complicità di Stefano Batterzaghi, il tema della creazione dell’opera d’arte e della percezione sinestetica attraverso dodici produzioni tra spettacoli teatrali, concerti, installazioni, mostre fotografiche e pubblicazioni (Speak, memory, speak, Ardis I, Villa Venus, Ardis II, Rebus per Ada, Adescamenti- il concerto, Adescamenti- il laboratorio, Aqua Marina, Vaniada, N, O, X, Lucinda Museum, Promenada).

Gli enigmi di Ada, con la proiezione di Rebus per Ada (e Morning Smile di Zapruder), e un incontro con Chiara Lagani e Nadia Ranocchi, saranno proposti al teatro Il Moderno di Agliana il prossimo 21 ottobre.

Ada, cronaca familiare

Il Progetto Romeo e Giulietta interpreta in  chiave non romantica – e quindi con una chiave di lettura che si discosta da quella canonica – il mito dell’amore infelice dei due amanti shakespeariani. Esso viene in effetti rivoltato alla luce delle teorie di René Girard e riletto secondo i concetti di sacrificio e violenza.
Progetto Heliogabalus verte sulla figura di Vario Eliogabalo, conla sua ascesa imperiale e breve parabola, attraverso lo spettacolo Heliogabalus, la videoinstallazione Habemus Papam?, la mostra fotografica Homo Varius sol it arius e il concerto Strepito (per clacson e macchine del suono su arie mozartiane).

Sono invece ispirati a opere dello scrittore Tommaso Landolfi, lo spettacolo AMORE (2 atti), parabola sull’arte e sull’ispirazione poetica, e il recital letterario K.313, associato ad un’immagine-icona ispirata a un fatto di cronaca: l’attentato del 2002 al Teatro Dubrovka di Mosca in cui un gruppo di terroristi ceceni presero in ostaggio gli spettatori.

L’ultima avventura progettuale di Fanny & Alexander riguarda l’aspetto produttivo e le sinergie. Nel 2012 i membri di Fanny & Alexander costituiscono la Cooperativa E insieme ai nuclei artistici delle compagnia Menoventi, gruppo nanou e ErosAntEros.

 

Schermata dalla pagina Twitter di Fanny & Alexander

 

La Tweet_intervista con i limiti e le risorse del suo formato, della fragilità del flusso in cui si è presi, della temporalità che implica, mette alla prova le dinamiche del comunicare e nello stesso tempo permette di performare le forme della narrazione. Con Fanny & Alexander cercheremo di inoltrarci nella pluralità della loro esperienza artistica, alla luce di alcune parole chiave, teatro, forme della messa in scena, voce, video, installazioni, musica, rebus, letteratura e miti, ambienti sonori, attore e personaggi, crisi del teatro, crisi, collaborazioni.

L’appuntamento con Fanny & AlexanderLuigi De Angelis e Chiara Lagani– è sulla piattaforma Twitter per una Tweet_intervista in 10 domande e risposte in cinque giorni da lunedì 1 a venerdì 5 ottobre 2012.

Seguiteci!

Istruzioni per seguire l’intervista:

1. Se non lo avete già, dovete crearvi un account su twitter.com

2. Diventate follower di Simona Polvani (http://twitter.com/simonapolvani) e Fanny & Alexander (https://twitter.comer.com/fannyalex_info)

3.  Siete invitati a connettervi ogni giorno, o comunque nel modo più regolare possibile. Per cinque giorni (dal 1 al 5 giugno), Simona Polvani pubblicherà sulla sua pagina Twitter due domande per Fanny & Alexander che risponderanno il giorno stesso dalla loro pagina. L’hashtag è #TwInt

4. Prontuario di decriptaggio:

  • ogni domanda di Simona Polvani sarà costituita da un solo Tweet e sarà preceduta dalla lettera D seguita dal numero relativo alla domanda (es: D1 indica la prima domanda, D2 la seconda e così via)
  • ogni risposta di Fanny & Alexander potrà essere costituita da più Tweet e sarà preceduta dalla lettera R seguita dal numero relativo alla risposta e dal numero relativo al Tweet (es: R1/1 indica il primo Tweet di risposta alla domanda D1, R1/2 indica il secondo Tweet di risposta alla domanda D1, e così via…)
  • l’ultimo Tweet di risposta contiene alla fine la lettera F .

 Dal 1 al 5 ottobre 2012 | su Twitter

di SIMONA POLVANI – venerdì 28 settembre 2012, ore 17.07

Fanny & Alexander è una bottega d’arte fondata a Ravenna nel 1992 da Luigi de Angelis e Chiara Lagani.
Protagonista della scena artistica italiana sin dalla sua nascita, Fanny & Alexander si è distinta per l’innovatore e multidisciplinare percorso di ricerca, declinato in spettacoli teatrali, progetti video e cinematografici, installazioni, azioni performative, mostre fotografiche, pubblicazioni, convegni e seminari di studi, festival e rassegne.
Negli ultimi anni la sua produzione si è sviluppata attorno a tre complessi e originali progetti pluriennali.  Il Progetto OZ (2007-2010) dedicato al Mago di Oz, di cui si ricordano gli spettacoli Him (2007) e West (2010). Il Progetto Lawrence (2011-2013), sulla figura leggendaria di T. E. Lawrence, meglio conosciuto come Lawrence d’Arabia, di cui finora sono stati realizzati lo spettacolo T.E.L. e il radiodramma 338171 TEL. E infine il Progetto Discorsi (2011-2014), sei spettacoli-monologhi che esplorano la forma retorica del Discorso, per indagare il rapporto tra singolo e comunità, tra individuo e gruppo sociale, attualmente in scena con Discorso grigio (2012), affidato alla performance di Marco Cavalcoli.

Ci siamo dati appuntamento su Twitter con Fanny & Alexander – Luigi De Angelis e Chiara Lagani – per una Tweet_intervista in dieci domande in cinque giorni, da lunedì 1 a venerdì 5 ottobre 2012.

Ogni mattina posterò due domande alle quali Fanny & Alexander risponderanno durante la giornata.
Seguici su Twitter! Il nostro hashtag è #TwInt

Istruzioni per seguire l’intervista:

1. Se non lo avete già, dovete crearvi un account su twitter.com

2. Diventate follower di Simona Polvani (http://twitter.com/simonapolvani) e Fanny & Alexander (https://twitter.comer.com/fannyalex_info)

3.  Siete invitati a connettervi ogni giorno, o comunque nel modo più regolare possibile. Per cinque giorni (dal 1 al 5 ottobre), Simona Polvani pubblicherà sulla sua pagina Twitter due domande per Fanny & Alexander che risponderà il giorno stesso dalla sua pagina. L’hashtag è #TwInt

L’intervista sarà in italiano e francese. Simona Polvani tradurrà domande e risposte e le ri-twitterà sulla sua pagina.

4. Prontuario di decriptaggio:

  • ogni domanda di Simona Polvani sarà costituita da un solo Tweet e sarà preceduta dalla lettera D seguita dal numero relativo alla domanda (es: D1 indica la prima domanda, D2 la seconda e così via)
  • ogni risposta di Fanny & Alexander potrà essere costituita da più Tweet e sarà preceduta dalla lettera R seguita dal numero relativo alla risposta e dal numero relativo al Tweet (es: R1/1 indica il primo Tweet di risposta alla domanda D1, R1/2 indica il secondo Tweet di risposta alla domanda D1, e così via…)
  • l’ultimo Tweet di risposta contiene alla fine la lettera F .


di SIMONA POLVANI – giovedì 19 luglio 2012, ore 14.06

Rodolfo Sacchettini, photo courtesy by Ilaria Scarpa

“Un giovane uomo fatto di teatro e per il teatro”. Così si può definire Rodolfo Sacchettini, neo presidente dellAssociazione Teatrale Pistoiese, in possesso di un curriculum, per la sua età – trentuno anni – di notevole spessore. Critico teatrale, docente universitario, curatore e conduttore di una rubrica radiofonica teatrale su Radio Toscana Classica, autore di volumi, organizzatore, attualmente condirettore artistico del Santarcangelo Festival, il festival dedicato al teatro di ricerca più longevo d’Italia.
Lo incontriamo a Santarcangelo, curiosi di capire sotto quale segno sarà la sua presidenza.

Presidente dell’Associazione Teatrale Pistoiese, una delle reti teatrali toscane più importanti e attive. Come intende il suo ruolo?
Dal 2000 ad oggi mi sono occupato di teatro da vari punti di vista, partendo dalla critica, con la scrittura, l’osservazione, lo scavo. A questi ho però sin dall’inizio voluto affiancare un lavoro attivo, organizzando e progettando, credendo nella costruzione concreta di contesti. Adesso mi trovo a ricoprire un ruolo inedito, di cui sono molto onorato, consapevole del suo prestigio. Indubbiamente si tratta di una funzione più istituzionale, meno concreta e pratica rispetto alle mie precedenti. Il presidente ha tuttavia un ruolo fondamentale: indicare le linee guida dell’attività dell’Associazione Teatrale Pistoiese, ossia dare una visione al progetto. È un’avventura a cui spero di poter contribuire con ciò che so, consapevole già che imparerò molto.

Lei è un critico teatrale. In cosa questa specificità potrà giocare un ruolo nella direzione dell’ATP?
Credo si tratti del modo di vedere le cose. È un momento in cui tutti dicono che è un grande periodo di crisi, ma la crisi si può vivere e interpretare in tanti modi diversi. Da essa si possono creare movimenti sorprendenti, inattesi. Il mio ruolo sarà allora quello di leggere i cambiamenti e interpretarli nel modo più vitale possibile, contribuendo con il mio approccio da critico a portare uno sguardo diverso, che sia all’altezza dei cambiamenti facendo però umilmente cose concrete. Il teatro è un luogo di cultura attiva. Penso sia importante tornare a pensarlo con un pizzico di utopia, riscoprendo quell’elemento antico, antropologico che lo connota dall’inizio della sua storia: essere un luogo in cui si ci riunisce e vorremmo che accadesse qualcosa. Nel teatro, anche oggi, la polis come comunità può ritrovarsi, per essere un’assemblea e condividere un’esperienza.

L’ATP ha una stagione fondata su spettacoli di prosa cosiddetti classici. Sono rari gli spazi dati a ciò che di più nuovo e giovane anima la scena teatrale contemporanea. Prevede continuità o discontinuità in questo senso?
È iniziata una fase di ascolto e osservazione per capire il territorio pistoiese, che come ogni territorio ha la propria identità e le proprie storie. Riguardo alle scelte sulla direzione da prendere rispetto ai generi teatrali, secondo le definizioni a volte discutibili di prosa, teatro contemporaneo, teatro di ricerca, ci sarà tempo per capirle.
Il teatro è da sempre uno e plurale. La questione dei generi è importante, ma è fondamentale ritrovare il piacere degli accostamenti inediti, e apparentemente improbabili, ibridare, consapevoli che il teatro è un’arte impura, dalle mille porte in cui entrare e uscire, non a caso è diventato nel tempo un crogiuolo di esperienze artistiche diverse. Possiamo partire da Pistoia e dalla sua provincia per ridisegnare e arricchire la mappa della città, ridare energia, facendosi forti di ciò che già esiste in potenza, inventando nuove relazioni e incrementando quelle che già sussistono. In prospettiva una delle priorità in questo senso è rimettere in funzione la Saletta Gramsci, spazio dal passato glorioso, dove negli anni ’80 è andato in scena del teatro straordinario. È evidente che la riapertura comporta tempi non brevi, poiché si parla di ristrutturazione e messa in sicurezza.

L’ATP da sempre svolge attività rivolte ai bambini e adolescenti. Tuttavia si ha ancora l’impressione che molti giovani siano diffidenti nei confronti del teatro. Come si pone di fronte a questa problematica?
Credo che il rapporto teatro-giovani sia biunivoco. C’è una questione ben nota legata al teatro ragazzi, che è un teatro importante, ma considerato spesso un servizio. Il teatro per i ragazzi e con i ragazzi è fondamentale perché ha ricadute sociali determinanti. Nei prossimi anni, tuttavia, vorrei provare a introdurre un ulteriore punto di vista: non sono infatti solo i ragazzi ad avere bisogno del teatro, ma è il teatro stesso ad aver bisogno dei bambini e dei ragazzi, in un rapporto profondo con l’infanzia. Vogliamo ritrovare l’infanzia del teatro, pensiamo anche solo a tutto ciò che è l’invisibile, al valore dell’immaginazione, per poter rigenerare il teatro stesso.

Per concludere, ha un ricordo teatrale legato a Pistoia?
Certo. M sembra risalire a molto tempo fa, anche se in effetti è meno lontano di quanto si possa pensare. Era il 2004 e riguarda il festival Fucine Tillanza, organizzato da alcuni cari amici, che mi invitarono a intervenire nella programmazione teatrale. Scelsi “Tragos” della compagnia “I sacchi di sabbia” e “Zero spaccato” di Leonardo Capuano, due spettacoli cosiddetti di ricerca, molto comunicativi, che si tennero proprio alla Saletta Gramsci. Fu un’esperienza molto bella.

[versione integrale dell’articolo pubblicato su Il Tirreno, lunedì 16 luglio 2012]

di SIMONA POLVANI – venerdì 13 luglio 2012, ore 16.27

Dalla Tweet_intervista – Tweet di domanda D1 e primo Tweet di risposta R1/1

Dall11 al 15 giugno scorso Silvia Bottiroli, tramite l’account di Santarcangelo Festival, di cui è direttrice artistica, ha risposto a dieci domande, due al giorno, più una undicesima extra, in forma di Tweet.
I temi trattati hanno spaziato dalle qualità del buon curatore artistico al valore del lavorare in team,  passando per le esperienze divergenti e similari di Marco Baliani e del Théâtre du Soleil, l’identità e il valore del gesto teatrale, con citazioni godardiane, la programmazione al tempo della crisi, tecnologia & teatro, per giungere a uno sguardo sul denso programma del Santarcangelo Festival, che inizia oggi (13 -22 luglio), con il suo teatro nelle piazze e gli omaggi all’insuperabile John Cage e salutarci con qualche libera associazione.

Silvia Bottiroli, nella sintesi di un tweet di solo testo, dalle parole suggestivamente evocative, oppure arricchito da link di video o foto, dipana un discorso radicato in una fertile cultura critica, leggero e deciso, disegnando prospettive in cui la capacità di sogni e visioni si coniuga con il fare concreto.
Alcune risposte hanno sollecitato followers al dialogo, che si è così allargato in alcuni momenti al di là dell’intervista ed è diventato a “più voci”.
Chi non avesse potuto seguire allora la nostra intervista sulla piattaforma Twitter potrà trovarla ora trascritta in versione completa, sia nell’originale italiano che nella versione in francese (twittata in due giornate, il 15 e il 27 giugno), nella pagina Twitter-Interviste/ Silvia Bottiroli. Sempre in forma di Tweet!
Buona lettura!

Il prossimo 30 giugno presento a Nottilucente, nella cornice senza tempo di San Gimignano, la mia prima video installazione, “In apparenza”, realizzata in collaborazione con Federico Fiori e Francesca Lenzi.

In apparenza / primo verso

 

In apparenza è un moto a luogo. Coglie il momento di passaggio in cui qualcosa che già è, traspare, appare, arriva alla luce. Qualcosa che non brilla sotto gli occhi del sole, per quanto esso già sia e viva, sulla pietra, su un muro. Per fare un patto con i nostri occhi attende che la luce abbandoni il giorno e la notte cali. Sorge allora lentamente e si dà alla nostra vista, perché essa possa toccarlo, accarezzarlo, divorarlo.

In apparenza è un viaggio, da un bozzo di crisalide alla trasparenza e la vitalità del buio, evocando un Tu necessario a un Io. I viaggi, come le parole, talvolta, hanno bisogno di dita che li liberino.
La video-installazione, unendo una piccola_forma poetica e una proiezione video, crea un dispositivo di scrittura o apparizione testuale che funziona in base all’intensità della luce ambientale. Dalle 18 del pomeriggio, su una parete esterna del Duomo di San Gimignano, ora dopo ora, rigo dopo rigo, un testo si scriverà, per poi di nuovo scomparire nella notte, senza però cessare di essere. In apparenza riflette sulle condizioni fragili dell’esistere e sul tempo.

 

IN APPARENZA
video-installazione a cura di Simona Polvani
in collaborazione con Federico Fiori e Francesca Lenzi

Nottilucente viaggio dal tramonto all’alba
30 giugno 2012, Piazza delle Erbe, San Gimignano
ore 18 – 01.00 – ingresso libero


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A Nottilucente prenderò parte anche a PRIMA DI PARTIRE: Dialoghi all’aperto (ore 19.00 – 21.00, Piazza delle Erbe – ingresso libero). Con lo spirito di quando nei paesi era normale prendere una sedia e mettersi davanti alla porta di casa e raccontarsi storie a veglia, artisti, curatori, registi, scrittori e musicisti di Nottilucente, converseranno insieme agli abitanti sul tema del viaggio e sul proprio percorso creativo e poetico.
I dialoghi all’aperto, grazie a una vera mobilia domestica prestata per una sera dalle case dei sangimignanesi ed allestita “ad arte” da Alessio Bogani, evocheranno un’atmosfera antica e cordiale  in cui si potrà parlare di sé davanti a un buon bicchiere di Vernaccia. In collaborazione con Slow Food, Ass. ProverBio e A.U.S.E.R.

Siederò al tavolo con Azzurra D’agostino (poetessa e critica teatrale), Luca Mori (filofoso) e Massimo Paganelli (curatore e co-direttore artistico del festival Collinarea) e parlerò di viaggi, traduzioni e confini di lingue da attraversare, Agliana – Phnom Penh – (Miami) – Roma – Parigi – Mosca, drammaturgie.

Ci vediamo a Nottilucente?

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Secondo appuntamento a Pistoia per Seminamenti| Incontro all’autore con il drammaturgo Stefano Massini

di SIMONA POLVANI – Lunedì 21 maggio ore 17.18

Nel mese di aprile è iniziata a Pistoia la   rassegna Seminamenti – Incontro all’autore, dedicata alla scrittura letteraria e teatrale attraverso incontri con autori delle nuove generazioni, già rilevanti nel panorama nazionale e internazionale per l’autenticità e la qualità della loro espressione artistica.
L’iniziativa, di cui sono curatrice, è promossa e organizzata dalla Fondazione Banche di Pistoia e Vignole per la Cultura e lo Sport.

Quattro gli incontri in programma, tra primavera e autunno.
Ognuno di essi si articola in due momenti: uno indirizzato a tutto il pubblico e uno riservato agli studenti degli Istituti secondari di secondo grado della Provincia di Pistoia, nello spirito delle attività della Fondazione specificatamente dedicate alla formazione dei giovani. L’intento e il desiderio è di offrire agli studenti l’occasione di entrare in contatto con voci contemporanee della letteratura e del teatro che difficilmente potrebbero incontrare all’interno dei programmi scolastici.
La rassegna è a ingresso libero.

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Federica Iacobelli

Il primo appuntamento, dal titolo Scritture d’infanzia , si è svolto lo scorso aprile e ha visto protagonista Federica Iacobelli, autrice di storie per albi illustrati, romanzi brevi, racconti, sceneggiature, libretti d’opera e drammaturgie, quasi sempre dedicati al pubblico dell’infanzia. Nell’incontro rivolto al pubblico, presso la Biblioteca Forteguerriana, giovedì 19 aprile, ha dialogato con l’autrice Manuela Trinci, studiosa di letteratura per l’infanzia, psicologa e psicoterapeuta infantile. L’attrice Mirella Mastronardi ha interpretato un collage di brani scelti da opere della Iacobelli, in un reading che ne  ha restituito l’immaginario fecondo, delicato, profondo.
Il 20 aprile presso la Sala Convegni del Convento di San Domenico Federica Iacobelli ha incontrato gli studenti degli istituti scolastici della provincia di Pistoia insieme a Carla Poesio, autrice di letteratura per l’infanzia e critica letteraria. A fare da contrappunto alle domande e risposte, la voce dei testi della Iacobelli interpretati ancora una volta dalla Mastronardi, sotto lo sguardo silenzioso e attento dei ragazzi.

Stefano Massini

Seminamenti prosegue il 24 maggio con il suo secondo appuntamento. Protagonista di questo nuovo incontro, intitolato Il corpo delle parole, sarà il drammaturgo e regista fiorentino Stefano Massini, una delle voci più interessanti della nuova scena teatrale italiana, già rappresentato in importanti teatri europei e statunitensi. Io stessa dialogherò con l’autore mentre alcuni brani dai testi di Massini saranno restituiti dal reading dell’attrice Luisa Cattaneo.

Alle ore 10 presso la Sala Convegni del Convento di San Domenico si terrà l’incontro riservato agli studenti degli Istituti secondari di secondo grado della Provincia di Pistoia al quale parteciperanno circa centocinquanta allievi provenienti dal Liceo Classico N. Forteguerri, dall’Istituto Tecnico Commerciale Sperimentale F. Pacini, dall’Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato A. Pacinotti, dall’Istituto professionale per l’Agricoltura e l’Ambiente B. de Franceschi.

L’incontro aperto al pubblico si svolgerà invece alle ore 21 nella storica Sala Gatteschi della Biblioteca Forteguerriana.

Stefano Massini inizia una vera e propria ascesa come drammaturgo a partire dal 2005, quando vince all’unanimità il Premio Pier Vittorio Tondelli con il testo “L’odore assordante del bianco”. Nel 2007 riceve il Premio Nazionale della Critica, mentre la Ubulibri pubblica tre volumi di suoi testi teatrali: “Una quadrilogia”, “Trittico delle gabbie” e “Donna non rieducabile”, memorandum su Anna Politkovskaja. Quest’ultima pièce, portata al successo in Italia da Ottavia Piccolo, è stata messa in scena nei massimi teatri europei in Francia, Belgio, Lussemburgo, Germania, Stati Uniti, ed è diventata un mediometraggio applaudito alla 66° Mostra del Cinema di Venezia.

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La giornalista russa Anna Politkovskaya

Tra i suoi testi più recenti, una nuova versione di “Frankenstein”, “La commedia di Candido” sui filosofi del ‘700, il pamphlet “L’Italia s’è desta” sui mali del Balpaese, la trilogia “I Capitoli del Crollo” (una mattina così cadde Lehman Brothers)”, appena rappresentato anche a Los Angeles, e il monologo “Lo schifo”, dedicato alla giornalista Ilaria Alpi e alla sua tragica fine, interpretato da Lucilla Morlacchi.

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Sede della Lehman Brothers

Nell’incontro saranno affrontati temi legati alle varie opere di Massini, ricostruendone il percorso artistico, cercando di mettere in luce le caratteristiche della sua scrittura drammaturgica, dal punto di vista della forma e dei temi, legati a vicende politiche, economiche e sociali del nostro presente o passato recente, con le storie di figure femminili divenute esemplari per il loro impegno civile o le saghe di famiglie, come quella dei Lehman Brothers, implicata nella recente crisi economica mondiale, che hanno inciso sulle sorti dell’intero pianeta.

Spero possiate partecipare, noi vi aspettiamo!

Info: www.fondazionepistoiaevignole.it Biblioteca Comunale Forteguerriana: tel 0573-24348